Continuiamo la nostra passeggiata nel Rione Trevi, e accanto allOratorio del Crocifisso (vedi post precedente) passiamo nella Galleria Sciarra, un passaggio pedonale che lascia alquanto sorpresi per la sua bellezza.
Facciamo un balzo temporale e dal manierismo del tardo ‘500 passiamo alla fine dell”800 con l’affermazione del Liberty o Art Noveau.

L’Art Noveau è una corrente artistica/filosofica che ha origini francesi, in Italia conosciuta come stile Liberty, si sviluppa tra la fine dell’’800 e il primo ventennio del ‘900, il periodo storico è quello della Belle Epoque. Lo stile è caratterizzato da un’eleganza decorativa fatta di linee sinuose che si intrecciano ispirate ai motivi di una natura stilizzata e da qui è anche noto come “stile floreale”.

 

La Galleria Sciarra era, originariamente, il cortile privato, a pianta cruciforme, di Palazzo Sciarra che ha il suo ingresso principale su Via del Corso.
Il palazzo fu voluto dal principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, brillante imprenditore, che ingaggia l’architetto  per il progetto del palazzo.

Definito da Portoghesi il più audace e coraggioso degli architetti del periodo Umbertino, De Angelis è l’artefice di una radicale innovazione nell’opera di urbanizzazione voluta dall’alta borghesia romana. L’impiego di nuovi materiali, come il ferro, il vetro, la ghisa, suggerisce nuove e straordinarie soluzioni come la bellissima volta a padiglione nervata a ferro e vetro.

Maffeo Sciarra Colonna, nel 1883, fonda il quotidiano “La Tribuna” e, nel 1885, la rivista letteraria “Cronaca Bizantina”, di cui è stato direttore Gabriele D’Annunzio.
La nuova galleria collegava gli spazi della sua proprietà e quelli dell’attività editoriale che possedeva con le redazioni dei due giornali.

Il “nuovo” stile si rispecchia oltre che nell’architettura anche nella fitta decorazione murale.
I dipinti furono realizzati dal pittore Giuseppe Cellini che impiegò la tecnica ad “encausto”, cioè pigmenti mescolati a cera punica.
Il tema dei dipinti è la “glorificazione della donna” secondo il gusto dell’epoca, una visione borghese della società post-unitaria. La donna e le sue personificazioni, nella vita domestica come angelo del focolare e nella vita di società come donna mondana.
In una delle scene è ritratto lo stesso D’Annunzio intento in una conversazione galante.
Insomma un vero gioiello oltre che un raro esempio di Art Noveau a Roma.

A presto!