B&M vogliono raccontarvi alcune località del Lazio, particolarmente interessanti dal punto di vista paesaggistico e storico-artistico. Magari vi verrà voglia di andarci personalmente oppure in nostra compagnia!

Villa Mondragone si trova nel Comune di Monte Porzio Catone, a circa 20 km da Roma, sul pendio di una collina che domina la piana di Roma.  La sua meravigliosa posizione paesaggistica, l’elegante architettura e le raffinate decorazioni ad affresco ne fanno un angolo intatto di quiete e bellezza e la meta ideale per una gita fuori porta.

Villa Mondragone è una delle Ville Tuscolane, realizzate nel corso del XVI sec. dall’aristocrazia legata alla corte papale. A quell’epoca essere proprietari di residenze e di ampie tenute suburbane era considerato un mezzo per dimostrare la propria influenza sociale ed economica. Esattamente come avvenne già secoli prima, in età romana, quando molti aristocratici colonizzarono l’area dei Castelli Romani con le loro imponenti ville, per via della salubrità del clima e la bellezza dei paesaggi.

La nostra storia comincia con un edificio fuori dal centro abitato di Frascati, costruito alle pendici di una collina. Era questa una piccola villa chiamata Angelina, di proprietà dei Farnese (e prima ancora della famiglia Ricci) che, nel 1567, la vendettero al potente cardinale Marco Sittico Altemps.  Il cardinale Altemps era un alto prelato molto interessato a realizzare proficui investimenti finanziari e allo stesso tempo a favorire relazioni ed amicizie che potessero sostenere la sua carriera politico-religiosa.  Per le sue esigenze di rappresentanza Villa Angelina era però troppo modesta, così commissionò agli architetti Jacopo Barozzi (detto il Vignola) e a Martino Longhi il vecchio un progetto che ne ampliasse la struttura. I lavori terminarono nel 1571 ed il nuovo edifico prese il nome di Villa Tuscolana.

Sempre nel 1571 l’Altemps ospitò per la prima volta a Villa Tuscolana un suo caro amico, il cardinale Ugo Boncompagni. Nel 1573 quest’ultimo divenne papa Gregorio XIII, e poiché amava molto i soggiorni a Villa Tuscolana continuò a frequentarla seguito dalla sua corte. Secondo la tradizione, fu lo stesso Gregorio XIII di lì a poco a consigliare all’amico Marco Sittico di costruire una nuova residenza, su di un terreno a monte di Villa Tuscolana, per poter ricevere più degnamente i suoi illustri ospiti.  Il cardinale Altemps seguì il suggerimento e incaricò del progetto Martino Longhi il vecchio. I lavori per il nuovo edificio iniziarono nel 1573 e si conclusero nel 1576. La nuova villa fu costruita sui resti di un’imponente struttura di età imperiale, che fu inglobata nelle sue fondazioni. Oggi sappiamo che questo edificio era una grande villa suburbana del II sec. d.C., di proprietà della famiglia dei Quintili.

Martino Longhi il vecchio progettò un elegante palazzetto a pianta quadrangolare, orientato NO-SE, costruito su due quote di terreno differenti. Al piano nobile (oggi corrispondente al piano terra per chi visita) vi erano due appartamenti di tre stanze ciascuno, disposti ai lati di un salone centrale (Sala degli Svizzeri). Un appartamento era per il Papa (con annessa la Cappella di San Gregorio), l’altro per il cardinale Altemps. La villa aveva l’ingresso principale rivolto a NO, verso la sottostante Villa Tuscolana e Frascati. A NO e a SE presentava in facciata una loggia con archi su due livelli. La loggia N (Loggia Segreta) dà accesso ancora oggi ad un affaccio sul meraviglioso paesaggio sulla piana romana. La loggia S (Loggia Comune) costituisce invece l’ingresso dei visitatori. Alla Loggia Comune si arriva, come in antico, da un largo piazzale alberato.   In onore di Gregorio XIII Boncompagni il nuovo edificio fu chiamato Villa Mondragone, dal drago alato presente nello stemma araldico del Papa, che venne utilizzato anche come elemento decorativo. Dopo la costruzione di Villa Mondragone, la Villa Tuscolana fu chiamata Villa Vecchia.

Poco dopo la costruzione del nuovo edificio, forse per carenza di spazi, il cardinale Altemps fece realizzare una sorta di dépendance a tre piani, a circa 80 mt di distanza dalla villa, nell’angolo SO del piazzale.  Questo edificio fu destinato al figlio Roberto e alla sua famiglia, e fu chiamato La Retirata.  Per diversi anni Gregorio XIII fu un assiduo frequentatore di Villa Mondragone, tanto che nelle sue sale promulgò nel 1582 la bolla “Inter gravissimas”, con la quale si attuò la riforma del calendario, che da allora in poi fu detto “gregoriano”. A partire dal 1584 le visite papali si diradarono, forse per l’affollamento della villa o per dissapori con il cardinale.

Marco Sittico Altemps morì nel 1595 e nel 1613 suo nipote, Giovanni Angelo, vendette tutte proprietà di famiglia nel territorio tuscolano al cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, nipote di papa Paolo V (1605- 1621).  Il nuovo proprietario decise di ampliare Villa Mondragone, con l’intento di offrire allo zio papa una residenza suburbana di grande pregio. Un nuovo complesso fu realizzato fra il 1616 e il 1620 inglobando, restaurando e ampliando gli edifici precedenti. Vi lavorarono numerosi architetti fra cui Flaminio Ponzio e il belga Jan van Santen (detto il Vasazio), mentre Carlo Rainaldi curò la progettazione dei giardini.                                                                                Nella fase borghese, che è quella che oggi meglio si apprezza, la palazzina Mondragone e la Retirata furono unite sul lato O dalla c.d. Manica Lunga (edificio a tre piani con un lungo corridoio a piano terra), mentre sul lato E fu costruito un muro di contenimento. In questo modo si venne a creare un largo cortile interno delimitato da edifici su tre lati, che i visitatori oggi attraversano per accedere al corpo centrale della villa. A E di questo cortile fu posto un giardino all’italiana, che aveva sul lato corto N il Portico del Vasazio e su quello S una fontana monumentale a forma di emiciclo, nota come Teatro delle Acque.

Il declino di Villa Mondragone ebbe inizio nel 1626, quando papa Urbano VIII Barberini decise di adibire a sua residenza estiva il palazzo di Castel Gandolfo.                                                                        La proprietà della villa rimase alla famiglia Borghese, che nel tempo se ne prese cura sempre meno. Nel 1806 la villa fu danneggiata da un terremoto, mentre nel 1821 fu saccheggiata dall’esercito austriaco.  Nel 1865 i Borghese la donarono ai Gesuiti, che ne fecero un convitto di lusso. Nel 1981 i Gesuiti la donarono all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che la trasformò in una sede di rappresentanza.